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Dove sta la libertà? Nella sovranità del nostro mondo interiore

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’55” con la voce di Emma)

Esiste un confine invisibile ma invalicabile tra ciò che accade fuori di noi e ciò che accade dentro. Spesso viviamo con l’illusione (e la conseguente frustrazione) di poter piegare gli eventi esterni alla nostra volontà: il traffico, l’umore del capo, le decisioni altrui o l’imprevedibilità del destino.

Tuttavia, la saggezza millenaria — da Epitteto alle moderne neuroscienze — ci suggerisce una verità liberatoria: se è vero che non controlliamo la realtà, siamo i sovrani assoluti della nostra relazione con essa.

Poniamo attenzione su un fatto: la maggior parte delle persone vive secondo uno schema lineare stimolo/risposta. Questo vuol che, per la maggior parte di noi, se accade qualcosa di negativo, la reazione è automatica e speculare; ovvero dinnanzi al fatto negativo ci adombriamo, avvertiamo perdita di energie e sconforto, siamo meno reattivi ma più aggressivi, eccetera. La conseguenza è che, in questo schema, non siamo liberi, ma semplici automi biologici. Ovvero non agiamo in libertà, dal momento che la vera libertà risiede nel creare uno spazio tra lo stimolo e la risposta; ed è in quello spazio che risiede il nostro potere di scegliere come interpretare l’evento.

Beninteso, cambiare l’automatismo non significa puntare ingenuamente al “pensiero positivo”, ma comprendere che il pensiero o, ancora meglio, l’interpretazione che diamo di ciò che ci accade, è un atto di architettura mentale che influenza tre nostre funzioni fondamentali: il modo in cui scegliamo, il modo in cui agiamo la nostra libertà, l’interpretazione che ci diamo di ciò che ci accade. Più nel dettaglio:

  1. Quando smettiamo di reagire d’impulso, le nostre decisioni non sono più dettate dalla paura o dalla rabbia del momento, ma dai nostri valori a lungo termine.
    2. La vera libertà non è fare in maniera vaga ciò che si vuole, piuttosto è non essere schiavi dei propri automatismi (se qualcuno tenta di intimorirci, noi ci fermiamo e ci riflettiamo sopra, poi decidiamo il da farsi). Chi controlla la propria reazione è inattaccabile dalle circostanze esterne.
    3. Il peso di un evento non dipende dall’evento in sé, ma da come lo interpretiamo. Una pioggia improvvisa può essere un disastro per chi ha organizzato un picnic, o una benedizione per un agricoltore. La realtà è neutra; il significato lo diamo noi.

Cosa possiamo fare allora per agevolare il cambiamento di prospettiva, pur consapevoli il cervello ama le scorciatoie (i cosiddetti bias cognitivi)?

Innanzitutto, per evitare di agire con l’automatismo, dobbiamo allenare la nostra consapevolezza come se fosse un muscolo. Abbiamo già visto altre volte questo aspetto: le nostre facoltà non sono quantità che abbiamo fin dalla nascita un tanto al chilo, piuttosto sono accrescibili ma, affinché ciò accada, vanno allenate, o non solo non si sviluppano ma rischiano di atrofizzarsi. Ovvero rischiano di non ritagliarsi più quel fondamentale spazio di latenza che ci rende più autonomi e meno automi. In breve, meno prevedibili.

Inoltre, quando sentiamo sorgere un’emozione forte – come rabbia o frustrazione -, fermiamoci e facciamo almeno tre respiri prima di parlare o agire. Perché tre respiri? Questo tempo tecnico serve alla corteccia prefrontale – deputata la ragionamento – per riprendere il controllo sul sistema limbico – più arcaico ed incline all’atavismo e, dunque, all’automatismo.

Nondimeno, davanti a un ostacolo, chiediamoci: «Cosa c’è di utile in questa situazione che non sto vedendo?» oppure «Tra qualche anno, quanto conterà davvero questo intoppo?»

In sintesi, proviamo a focalizzare quanto detto con un’immagine: pratichiamo l’osservazione dei nostri pensieri come se fossero nuvole che passano nel cielo. Noi non siamo i nostri pensieri; siamo il cielo che li ospita.

Partendo da questo punto di vista più “leggero”, ogni mattina, chiediamoci quali compiti della giornata dipendono da noi (per esempio, l’impegno) e quali no (per esempio, il giudizio altrui) e concentriamo il 100% delle nostre energie solo sui primi.

In definitiva, è bene che rammentiamo che non possiamo calmare il mare, né decidere in che direzione soffierà il vento, ma possiamo imparare a regolare le vele. La nostra relazione con la realtà è l’unico spazio di manovra che abbiamo, ed è proprio lì che si gioca la partita per una vita autentica e consapevole.

Sul tema possiamo consigliarvi il video di Alberto Lori che trovate al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=PxbL23xBU3M .

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