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DL 175: il Senato dà il via libera. Sovranità sarda o “scatola vuota”?

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Il percorso legislativo del D.L. 175 segna un punto di svolta. Con 88 voti favorevoli, il Senato ha approvato la conversione del decreto, che ora si appresta a passare alla Camera dei Deputati per il voto definitivo. Per la Sardegna, questo passaggio rappresenta un bivio cruciale tra la tutela del paesaggio e le esigenze della transizione energetica nazionale.

Il voto dei senatori eletti nell’Isola riflette le spaccature (se così le vogliamo definire) del dibattito.
Favorevoli: Giovanni Satta (FI), Antonella Zedda (FdI).
Contrari: Sabrina Licheri (M5S), Ettore Licheri (M5S).
Assenti: Marco Meloni (PD), Marcello Pera (FdI).

Veniamo ora ai documenti traendo spunto dalle osservazioni condotte dal Coordinamento Gallura.

Il provvedimento approvato introduce due modifiche sostanziali che riscrivono le regole del gioco per le Regioni a Statuto Speciale.

  1. La “penna” passa alla Regione, ma il foglio è già scritto
    Il decreto estende ora alla Sardegna la competenza primaria nella mappatura delle aree idonee, richiamando esplicitamente il rispetto delle norme di attuazione dello Statuto Speciale.

Ovvero: Le regioni a statuto speciale […] provvedono al processo programmatorio di individuazione delle aree idonee ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di attuazione.

Tuttavia, come evidenziato proprio dal Coordinamento Gallura, permane il “peccato originale”: il vincolo dei 6,2 GW di potenza entro il 2030. Un parametro accettato dalla Regione che rischia di svuotare di significato la nuova competenza. Infatti, se il target è così elevato da eccedere il fabbisogno reale, la Sardegna sarà costretta a “riempire il foglio” fino all’ultimo centimetro, rendendo quasi impossibile opporsi ai nuovi progetti.

  1. La clausola di salvaguardia: una “sanatoria” per i giganti delle rinnovabili?
    Il secondo punto critico riguarda l’introduzione di una clausola di salvaguardia per i procedimenti in corso. In termini semplici: le pratiche autorizzative già depositate non saranno soggette alle nuove restrizioni. Per un’Isola dove le istanze presentate superano di venti volte le necessità reali, questa norma rischia di trasformarsi in una via preferenziale per le multinazionali dell’energia.

Dunque, cosa succede ora?
La palla passa ora alla politica regionale a Cagliari. La possibilità di “blindare” il territorio dipenderà dalla capacità della Sardegna di interpretare letteralmente il richiamo allo Statuto.
I pilastri per la difesa del territorio, secondo l’analisi del Coordinamento, restano due:

  • la discussione della legge “Pratobello 24” per renderla il perno della normativa regionale;
  • un Piano Energetico Regionale basato sui bisogni reali dei sardi e non sui profitti esterni.

In ultimo, rimane da analizzare il nodo off-shore. Resta, infatti, scoperta la partita sull’eolico in mare. Poiché la competenza non è regionale, la Sardegna rimane parzialmente disarmata, potendo intervenire solo attraverso la segnalazione di infrazioni e illeciti sui singoli progetti, un lavoro di vigilanza che i comitati territoriali stanno portando avanti da mesi.
In conclusione, dobbiamo chiederci seriamente: il richiamo allo Statuto inserito nel DL 175 sarà uno “scudo d’acciaio” o un semplice paravento? La risposta arriverà dalla fermezza con cui le istituzioni sarde decideranno di esercitare la propria sovranità legislativa nei prossimi mesi.

Fonte:

Analisi a cura del Coordinamento Gallura.

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