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L’universo delle confraternite universitarie, specialmente nelle prestigiose istituzioni dell’Ivy League americana (la lega delle 8 ambite università dell’America nord-occidentale) o nelle storiche università europee, rappresenta un Giano bifronte: da un lato, una rete di potere inestimabile per la futura classe dirigente; dall’altro, un mondo sommerso di rituali arcaici che sfociano spesso in violenze fisiche e psicologiche.
I riti d’iniziazione nascono con l’intento di forgiare un legame indissolubile tra i membri attraverso il superamento di prove comuni. Tuttavia, la pratica del nonnismo – più precisamente, vere e proprie vessazioni, soprusi e bullismo – ha trasformato spesso la goliardia in abuso. Sono note, infatti, prove di resistenza alcoolica che costringono le reclute a consumare quantità letali di alcool in tempi brevissimi; umiliazioni pubbliche e fisiche, dalle marce bendati alla privazione del sonno, fino a pratiche estreme come il glass ceiling, dove le reclute (che vedono i leader dal basso verso l’alto) devono correre mentre vengono colpite dai membri anziani (coloro che, metaforicamente, stanno oltre il soffitto di cristallo, il glass ceiling appunto); e, davvero emblematico, l’uso di maschere, spade e mantelli (comuni anche in alcune derive della goliardia italiana) che servono a creare un’aura di mistero e impunità.
È importantissimo sottolineare, anche per dare un senso alle diffuse perversioni e assurdità logiche alle quali assistiamo impotenti da parte dei decisori politici in generale, che le conseguenze per chi subisce questi riti possono essere devastanti. Questo non scusa le schifezze alla Epstein, semmai aggrava la posizione dei tanti leader occidentali – di mercato politica o finanza non ci importa – che davvero godono di privilegi di carriera in maniera totalmente deresponsabilizzata e con l’idea che tutto sia dovuto e permesso. La aggrava perché il loro ruolo apicale è scientemente minato ex ante. Ovvero, prima ancora di decidere che ruolo andranno a ricoprire, già è certo (esclusi sparuti casi nei quali altri fattori intervengono per limitare i danni) che non avranno le caratteristiche per ricoprire saggiamente quel ruolo. Gli esperti di psicologia sociale evidenziano, in particolare, diversi livelli di trauma:
- la dissonanza cognitiva con la quale la vittima tende a giustificare l’abuso subìto per dare valore all’appartenenza al gruppo; della serie: se ho sofferto così tanto, deve valerne la pena. Si tratta del medesimo meccanismo di pensiero che tiene insieme le relazioni tossiche;
- la sindrome da Stress Post-Traumatico (PTSD) caratterizzata da ansia, depressione e disturbi del sonno e che è tipica di coloro che hanno subìto abusi o sono rimasti vittime di incidenti gravi;
- l’erosione dell’empatia poiché chi sopravvive ai riti spesso diventa un futuro aguzzino, perpetuando un ciclo di violenza istituzionalizzata come forma di “vendetta” o tradizione. Si tratta di un fenomeno spesso definito in ambito psicologico come “identificazione con l’aggressore”.
E, se queste sono le conseguenze psicologiche, sul tema sono noti, nondimeno, casi di cronaca e scandali. Solo negli ultimi anni possiamo ricordare:
- il caso di Mike Deng (Baruch College, 2013) morto durante il rito del glass ceiling: il giovane subì traumi cerebrali fatali mentre era bendato e carico di pesi;
- il caso del giovane Tim Piazza (Penn State, 2017) che morì dopo un rituale durante il quale lo si costrinse ad assumere una quantità d’alcool non tollerabile dall’organismo umano. L’abuso perpetrato portò a una delle più grandi incriminazioni penali nella storia delle confraternite americane;
- lo scandalo dell’Università Bocconi (2018) che prese le mosse dallo scalpore suscitato in seguito alle segnalazioni di riti d’iniziazione che includevano umiliazioni, alcool e bende. Il livello d’attenzione catalizzata fu tale che portò alla sospensione di alcune associazioni studentesche.
Perché è importante parlare del mondo delle confraternite? Il motivo è, come già detto, che far parte di una confraternita d’élite è spesso il primo passo verso le alte sfere della politica e della finanza. Possiamo, infatti, ricordare nomi di grandissimo peso come:
- George W. Bush e John Kerry, entrambi membri della celebre Skull and Bones di Yale, una società segreta nota per i suoi rituali esoterici;
- Bill Clinton, membro della confraternita Phi Beta Sigma;
- Warren Buffett, il leggendario investitore ha fatto parte della Alpha Sigma Phi.
In Italia, più che le confraternite di stampo americano, domina la tradizione della cosiddetta goliardia e molti esponenti dell’attuale e passata classe dirigente si sono formati in associazioni come l’UGI – Unione Goliardica Italiana, sebbene oggi le attività siano più orientate all’associazionismo politico o culturale.
Figure come Bettino Craxi, Marco Pannella e Paolo Gentiloni hanno avuto trascorsi significativi nei movimenti goliardici o studenteschi d’élite, dove il senso di appartenenza e la rete di contatti nata tra le mura accademiche hanno influenzato le loro carriere.
Sebbene meno “rituali” in senso esoterico, le reti nate nelle università come la Bocconi o la Luiss continuano a fungere da incubatori per la classe dirigente attuale, dove l’appartenenza a network associativi – come i club di ex-allievi – sostituisce i vecchi riti con forme di networking più moderne ma altrettanto esclusive.
Ovviamente il tema sarebbe da affrontare in maniera più approfondita ma anche dal poco che abbiamo messo in evidenza emergono in tutta chiarezza dei dati importanti:
- il profondo desiderio di appartenere ad un gruppo ritenuto “privilegiato” induce a comportamenti che minano l’integrità individuale a più livelli e possono già di per se stessi divenire i primi scheletri nell’armadio di un’esistenza che ancora non è nemmeno venuta a patti con la vita vera. A partire da questo trattamento, in pochissimi riescono a trovare le risorse idonee ad una opportuna resilienza e ad acquisire dati determinanti per rapportarsi a quella strabordante percentuale di adolescenti viziati ed immaturi che andranno a sedere nelle alte sfere;
- la giustificazione che si dà per aver “accettato di subire” radica nell’individuo l’idea che sia corretto sottomettere e genera rischi concreti di imitazione e reiterazione;
- in ultimo, e socialmente più grave, ‘sti folli ce li ritroviamo a decidere per noi. Ecco perché agiscono come degli scellerati, incuranti del male che arrecano. Evidentemente, in Occidente, coltivano la disfunzione psichica dell’individuo come strategia per generare caos utili a chi, all’oscuro dei riflettori, decide come deve andare il mondo, vittima più vittima meno.














