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Arrivai a Nuoro nel 1968, avevo solo dieci anni.
La mia provenienza era Mamoiada, un piccolo paese incastonato nella montagna; per un ragazzino fu un impatto fortissimo, mi sentii profondamente spaesato. La vita mutò drasticamente, ma Nuoro, città fiera di cultura e d’ingegno, mi accolse protetta dalla maestosità del Monte Ortobene.
Ci insediammo in Piazza San Giovanni, il cuore pulsante e storico, luogo d’elezione per l’aggregazione dei nuoresi. Come vivevamo? La verità è che si andava avanti. Iniziai a frequentare la scuola, conobbi i primi ragazzi e le ragazze del quartiere, dando vita a una nuova, intensa realtà cittadina: la mamma che ti manda a messa la domenica, gli incontri con i compagni e, piano piano, la frequentazione assidua del quartiere della Cattedrale di Santa Maria della Neve. Un mondo nuovo ma vivo.
Intorno a noi si dispiegava un paesaggio sublime e sacro, sfondo perfetto per la nostra crescita. Un ambiente che i grandi uomini e donne di cultura nuoresi ci hanno insegnato ad amare profondamente: dalle fresche sorgenti di Funtanedda al vecchio Mulino ad acqua di Caparedda, dalla piana rigogliosa di Badde Manna con i suoi olivi e mandorli secolari, fino alla solitudine poetica della valle di Marreri e all’oasi di Baddu Virde.
Fu un periodo di grandi scoperte: le prime conoscenze musicali internazionali, il cambiamento nel vestirsi, e le prime sigarette arrotolate con la carta che avvolgeva il pane.
Eravamo sempre lì, in quello spazio davanti al portone principale. Io, Pietro, Antonio, Gianpietro, i due Bastiano e Bastianino, Michele e Tore, Mariotto, Pauleddu, Ignazio, Marieddu, Paolo, e tante altre figure maschili; poi Francesca – della quale ero innamoratissimo – Giuseppina, Geltrude, Anna Paola, Immacolata, Pierina, Mariantonietta, Mariangela, Maria Dolores, Adelaide, Anna Paola e altre, tante altre ragazze.
Nacque, a seguire, il circolo dell’Azione Cattolica Giosuè Borsi: i primi confronti, i cineforum, i giochi tra coetanei. Un mondo bellissimo, fatto di pallone e pallavolo nel piazzale della chiesa, spesso disturbando i residenti più anziani.
Ricordo un signore distinto che arrivava con una Cinquecento e portava dalla suocera due bambine molto graziose, di circa cinque o sei anni. Appena scendevano dalla mitica 500 bianca, con quella striscia rossa sul cofano, una delle due aveva sempre con sé una girandola coi colori italiani.
È vero che l’amore infantile ti avvolge per tutta la vita… Ebbene, quella bambina, ora adulta, continua a “giocare” con le girandole, che oggi si chiamano Pale Eoliche.
Mi dispiace assistere a questo contrasto, perché con suo padre ho cantato e ballato nel coro di Nuoro, e ho mosso i primi passi nel movimento Sardista, legato a una famiglia fedele a Mario Melis. Quanti ricordi!
Molti amici di allora sono diventati personalità di spicco. Non li invidiavo, li ammiravo, cercando anche io nel mio piccolo di crescere nel mondo del lavoro. Poi, mi sono ritrovato quella bambina come Presidente della Regione, un vanto per i nuoresi.
Io, però, l’ho contestata da subito, ancora prima che lo diventasse, insieme al suo amico Mario Draghi, il “vile” come lo chiamava il mio amico Cossiga.
La sua girandola, questa volta, vorrei che si trasformasse nel suo giravolta, nel senso che dovrebbe allontanare dalla mia terra, dalla nostra e vostra terra, ogni deturpazione del paesaggio. Quel paesaggio che i grandi spiriti nuoresi ci hanno insegnato ad amare e che Fabrizio De André definì, non a caso, il paradiso: la Sardegna.














