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Cristiani: il “genocidio al rallentatore” in Nigeria e nella RDC

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Mentre l’attenzione globale è spesso focalizzata su altre crisi, in diverse regioni dell’Africa si consuma un dramma che diverse organizzazioni definiscono un “genocidio al rallentatore” ai danni delle comunitĂ  cristiane. Nigeria e Repubblica Democratica del Congo (RDC) sono tra i Paesi in cui questa persecuzione, orchestrata in gran parte da gruppi islamisti radicali, si manifesta con una violenza sistematica e straziante.

La Nigeria, il gigante africano, è da anni teatro di attacchi mirati e stragi che colpiscono in modo sproporzionato la popolazione cristiana, specialmente nella Middle Belt e nel Nord-Est del Paese. I dati in proposito sono allarmanti! Secondo diverse fonti, la violenza ha raggiunto livelli critici. Si stima che in 15 anni siano stati uccisi 52.000 fedeli. Nei primi otto mesi del 2025, si è parlato di oltre 7.000 cristiani uccisi. Attacchi recenti, come la strage di Natale del 2023 o l’assalto di giugno 2025 nello Stato di Benue, dove sono stati massacrati circa 200 cristiani, evidenziano la gravitĂ  della situazione.

Le principali minacce provengono da gruppi noti a livello internazionale come Boko Haram e ISWAP (Islamic State West Africa Province), ma anche dai miliziani Fulani, pastori nomadi spesso radicalizzati. Questi attacchi non sono semplici “scontri tra pastori e agricoltori”, come talvolta vengono minimizzati, ma operazioni pianificate e ben armate, con obiettivi esplicitamente religiosi, che vedono la distruzione di oltre 18.000 luoghi di culto e 2.000 scuole cristiane.

Organizzazioni come Christian Solidarity International (CSI) hanno esortato la comunitĂ  internazionale a intervenire contro questo “genocidio al rallentatore”. Lo stesso Papa Francesco invitò a pregare affinchĂ© Dio liberasse la Nigeria da tali orrori.

Anche nella RDC le comunitĂ  cristiane sono vittime di attacchi brutali, in particolare nelle regioni orientali, giĂ  martoriate da conflitti per le risorse minerarie.

In Congo, la violenza è spesso perpetrata dalle Allied Democratic Forces (ADF), un gruppo terroristico islamista originario dell’Uganda. I loro massacri sono caratterizzati da estrema brutalitĂ : a febbraio 2025, ad esempio, sono stati ritrovati oltre 70 cadaveri, inclusi donne, bambini e anziani, in una chiesa protestante nel Nord Kivu. Le vittime vengono spesso legate e talvolta decapitate.

Nonostante l’entitĂ  dei massacri, la situazione nella RDC riceve spesso poca copertura mediatica internazionale, lasciando le comunitĂ  in un clima di terrore costante e spingendo migliaia di civili a fuggire.

In questo contesto di instabilitĂ , la Chiesa Cattolica in RDC emerge non solo come voce a difesa dei perseguitati, ma anche come attore critico nel panorama politico del Paese.

Ad esempio, il potere politico in Congo è passato di mano in un clima di forte tensione dopo le elezioni presidenziali del dicembre 2018. Il vincitore proclamato, FĂ©lix Tshisekedi, all’epoca leader dell’opposizione, ha ottenuto il 38,57% dei voti. Tuttavia, la sua vittoria è stata immediatamente contestata dall’altro candidato dell’opposizione, Martin Fayulu, unitamente ai gruppi religiosi cristiani presenti nell’area che hanno denunciato un “golpe elettorale” e brogli.

La Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), un’istituzione molto rispettata nel Paese, ha svolto un ruolo cruciale nelle elezioni, schierando osservatori in tutto il territorio. In un comunicato, i vescovi hanno dichiarato che i risultati annunciati non corrispondevano ai dati in loro possesso, gettando un’ombra sulla legittimitĂ  dello scrutinio. Le voci suggerivano che i dati della CENCO indicassero Fayulu come vincitore.

L’ex presidente Joseph Kabila (recentemente condannato a morte in contumacia), al potere per 18 anni, non si è ricandidato in seguito alle pressioni anche da parte della Chiesa. Tuttavia, la vittoria di Tshisekedi è stata vista da alcuni analisti come il risultato di un accordo segreto con il campo di Kabila, che avrebbe preferito un candidato ritenuto piĂą “malleabile” rispetto a Fayulu. Tshisekedi stesso, dopo la vittoria, aveva reso omaggio a Kabila, definendolo un “partner nel cambiamento democratico”.

In conclusione, mentre i cristiani in Nigeria e RDC affrontano una persecuzione di matrice jihadista che minaccia la loro esistenza stessa, la situazione politica nella RDC rimane complessa e fragile, con la Chiesa Cattolica che continua a esercitare un’influenza morale cruciale, richiamando alla veritĂ  e alla trasparenza democratica.

Fonti:
https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/in-15-anni-52mila-fedeli-uccisi-tragedia-nascosta-in-nigeria_73126
https://secondotempo.cattolicanews.it/news-yelwata-in-fiamme-la-strage-dimenticata-dei-cristiani-in-nigeria
https://acs-italia.org/notizie/massacro-rd-congo-dove-il-sangue-non-fa-notizia/
https://share.google/DQuuhaAay20gr0PjV
https://www.africarivista.it/tshisekedi-neo-presidente-resoconto-complessivo/134247/?srsltid=AfmBOopjetyL5K-W42jUpidDKUXOPs4KL6rgXUJLs7TmvE7ocAouveVD
https://www.africarivista.it/rd-congo-la-chiesa-cattolica-chiede-che-kabila-non-si-ricandidi/108972/?srsltid=AfmBOoozNaXsY7VgxIc9lQMnnPztFCK_D7vmZFFuu1_-ALXoCpzUwngB
 

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