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Il Report EAT-Lancet 2.0 che si occupa di food ed ecosostenibilitĂ – pubblicato agli inizi di ottobre 2025 e integrato a metĂ del mese per rafforzarne il focus su giustizia e accessibilità – si presenta come una complessa roadmap scientifica che avrebbe il fine di allineare salute umana e sostenibilitĂ planetaria. L’approccio al food e al climate change del documento e le sue raccomandazioni, manco a dirlo, non sono esenti da critiche sostanziali, soprattutto riguardo alla sua applicabilitĂ , alle implicazioni socioeconomiche e al fondamento scientifico di alcune proposte politiche. Ma vediamolo piĂą nel dettaglio.
Innanzitutto, il Report 2.0, a differenza della prima edizione del 2019, amplia il suo raggio d’azione oltre la sola salute e l’ambiente per includere in modo esplicito Giustizia e AccessibilitĂ del cibo al fine di prevenire, così si dichiara, fino a 15 milioni di morti premature all’anno.
Nonostante le integrazioni, la struttura e le raccomandazioni del report sollevano diverse perplessitĂ , in particolare per le sue implicazioni pratiche globali. La critica piĂą persistente riguarda la presunta “standardizzazione” della Dieta per la Salute Planetaria (PHD). Sebbene, infatti, gli autori insistano sul fatto che la PHD sia un range flessibile, le specifiche quantitĂ raccomandate (ad esempio, una significativa riduzione della carne rossa a 14 grammi al giorno) possono scontrarsi con le tradizioni culturali e le esigenze nutrizionali specifiche in diverse regioni del mondo. In molte culture, la carne e i prodotti animali non sono solo fonti vitali di nutrienti (specialmente per le popolazioni a basso reddito o in fase di sviluppo), ma anche pilastri delle identitĂ alimentari.
Ancora, la raccomandazione di una forte riduzione della carne di ruminanti è contestata in contesti dove l’allevamento estensivo in pascolo gioca un ruolo cruciale nella conservazione della biodiversitĂ e nella gestione del territorio (es. abbandono dei pascoli in alcune zone europee). Pertanto, una visione globale che non distingue tra allevamento intensivo e pratiche di pascolo sostenibili può portare a conseguenze indesiderate a livello locale.
Inoltre, la prima versione del report era stata criticata perchĂ© la dieta raccomandata risultava troppo costosa per i Paesi in via di sviluppo. Sebbene la versione 2.0 affronti il tema, l’enfasi su alimenti meno comuni o su colture ad alta intensitĂ di manodopera (come frutta secca e legumi) potrebbe non risolvere il problema del costo per gli 2,8 miliardi di persone che (secondo alcune stime critiche, potenzialmente sottostimate nel report) non possono permettersi una dieta sana.
Dunque, alcune analisi macroeconomiche mettono in discussione la credibilitĂ degli scenari del report – notando che si basano su un’improbabile crescita del PIL globale del 127% in 30 anni – che potrebbe minare la fattibilitĂ economica complessiva del piano.
Come se queste criticitĂ ancora non bastassero, il report contiene raccomandazioni che sono piĂą di natura politica e valoriale che strettamente basate su evidenze scientifiche modellate.
La Commissione raccomanda, ad esempio, interventi come lo spostamento dei sussidi agricoli, la riduzione delle disuguaglianze e il sostegno ai mercati locali.
Ultimo punto controverso è che il Report EAT-Lancet 2.0 vede l’entomofagia come una delle fonti proteiche alternative (Novel Food) che giocano un ruolo potenziale e importante nel quadro di un sistema alimentare piĂą sano e sostenibile. Così, il documento – pur privilegiando legumi, noci e semi – si scatena ribadendo i benefici noti dell’entomofagia per sostenere la transizione verso la Planetary Health Diet con argomentazioni del tipo che gli insetti mostrano un’alta efficienza di conversione nutrizionale rispetto al bestiame tradizionale poichĂ© hanno bisogno di meno mangime per produrre la stessa quantitĂ di proteine – e qua dovrebbero partire i fuochi d’artificio per la boutade dell’anno -. Inoltre, gli insetti richiedono molta meno acqua e suolo. La loro produzione genera anche meno emissioni di gas serra, in particolare metano, prodotto, invece, in grande quantitĂ dai ruminanti. D’altronde, le volpi sono astute, le gazze sono ladre, perchĂ© le mucche non possono essere scorreggione?
Ma non è finita qui, perchĂ© anche sotto il profilo nutrizionale il report lancia fuochi d’artificio ancora piĂą pirotecnici. Molte specie di insetti (come grilli e larve della farina) – ci fa sapere – sono una fonte proteica completa di alta qualitĂ , ricca di amminoacidi essenziali, vitamine (es. B12, ferro) e grassi sani. Questo li rende un’opzione nutrizionale robusta per compensare la raccomandata riduzione del consumo di carne rossa. In sostanza, per questi geni del nutrizionismo, al fine di evitare i peti di vacca, dei quali non ce n’è mai calato alcunchĂ©, noi dovremmo evitare di inserirle nel nostro menĂą ma dovremmo compensare i nutrienti che non assimileremmo consumando insetti che dovremmo allevare in ambienti controllati poichĂ© non notissimi per essere campioni di igiene. E alcuni, non sappiamo se quelli presi in considerazione dalla Commissione lo facciano o meno, pascono nelle loro deiezioni.
Cionondimeno, la meraviglia del documento non sta tanto nel contenuto quanto nel modello proposto, perchĂ© l’integrazione degli insetti non è un obbligo, ma una leva strategica per colmare il divario proteico, altrimenti detto carenza di nutrienti.
Nonostante tutti queste “buone” proposte, persistono in talune popolazioni – quelle economicamente piĂą evolute, sottolineiamo – barriere culturali e psicologiche poichĂ© l’entomofagia è tradizionalmente assente e il disgusto e la riluttanza all’idea di consumare insetti interi o derivati rimangono l’ostacolo piĂą grande. Il superamento di questo pregiudizio è considerato dalla Commissione una sfida culturale che richiede sforzi di marketing e accettazione. Ovvero, propaganda e manipolazione mentale. Aaaaltri fuochi d’artificio!
Badate, il report, scritto da chi ci tiene alla plebaglia mangiona, sottintende la necessitĂ di garantire che l’allevamento di insetti avvenga in condizioni igienico-sanitarie controllate e sicure, in linea con le regolamentazioni sui Novel Food (come quelle dell’Unione Europea) per mitigare i rischi legati a contaminanti, pesticidi o potenziali allergeni (specialmente per chi è allergico a crostacei e molluschi). Ah, menomale; tuttavia, ancora il problema delle deiezioni pare non essere pervenuto a questi geni…
In sintesi, il report EAT-Lancet 2.0 promuove gli insetti come una soluzione ecologica e nutrizionale promettente per la diversificazione proteica. Non li impone, ma li posiziona come una delle opzioni chiave per attuare la “Grande Trasformazione Alimentare” in modo sostenibile, sottolineando però che la loro diffusione dipenderĂ dalla volontĂ dei consumatori e dal superamento degli ostacoli culturali e normativi.
Ed ora, che partano gli applausi!














