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Cosa dice il Report EAT-Lancet 2.0 sul food

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 7’33” con la voce di Emma)

Il Report EAT-Lancet 2.0 che si occupa di food ed ecosostenibilità – pubblicato agli inizi di ottobre 2025 e integrato a metà del mese per rafforzarne il focus su giustizia e accessibilità – si presenta come una complessa roadmap scientifica che avrebbe il fine di allineare salute umana e sostenibilità planetaria. L’approccio al food e al climate change del documento e le sue raccomandazioni, manco a dirlo, non sono esenti da critiche sostanziali, soprattutto riguardo alla sua applicabilità, alle implicazioni socioeconomiche e al fondamento scientifico di alcune proposte politiche. Ma vediamolo più nel dettaglio.

Innanzitutto, il Report 2.0, a differenza della prima edizione del 2019, amplia il suo raggio d’azione oltre la sola salute e l’ambiente per includere in modo esplicito Giustizia e Accessibilità del cibo al fine di prevenire, così si dichiara, fino a 15 milioni di morti premature all’anno.

Nonostante le integrazioni, la struttura e le raccomandazioni del report sollevano diverse perplessità, in particolare per le sue implicazioni pratiche globali. La critica più persistente riguarda la presunta “standardizzazione” della Dieta per la Salute Planetaria (PHD). Sebbene, infatti, gli autori insistano sul fatto che la PHD sia un range flessibile, le specifiche quantità raccomandate (ad esempio, una significativa riduzione della carne rossa a 14 grammi al giorno) possono scontrarsi con le tradizioni culturali e le esigenze nutrizionali specifiche in diverse regioni del mondo. In molte culture, la carne e i prodotti animali non sono solo fonti vitali di nutrienti (specialmente per le popolazioni a basso reddito o in fase di sviluppo), ma anche pilastri delle identità alimentari.

Ancora, la raccomandazione di una forte riduzione della carne di ruminanti è contestata in contesti dove l’allevamento estensivo in pascolo gioca un ruolo cruciale nella conservazione della biodiversità e nella gestione del territorio (es. abbandono dei pascoli in alcune zone europee). Pertanto, una visione globale che non distingue tra allevamento intensivo e pratiche di pascolo sostenibili può portare a conseguenze indesiderate a livello locale.

Inoltre, la prima versione del report era stata criticata perché la dieta raccomandata risultava troppo costosa per i Paesi in via di sviluppo. Sebbene la versione 2.0 affronti il tema, l’enfasi su alimenti meno comuni o su colture ad alta intensità di manodopera (come frutta secca e legumi) potrebbe non risolvere il problema del costo per gli 2,8 miliardi di persone che (secondo alcune stime critiche, potenzialmente sottostimate nel report) non possono permettersi una dieta sana.

Dunque, alcune analisi macroeconomiche mettono in discussione la credibilità degli scenari del report – notando che si basano su un’improbabile crescita del PIL globale del 127% in 30 anni – che potrebbe minare la fattibilità economica complessiva del piano.

Come se queste criticità ancora non bastassero, il report contiene raccomandazioni che sono più di natura politica e valoriale che strettamente basate su evidenze scientifiche modellate.

La Commissione raccomanda, ad esempio, interventi come lo spostamento dei sussidi agricoli, la riduzione delle disuguaglianze e il sostegno ai mercati locali.

Ultimo punto controverso è che il Report EAT-Lancet 2.0 vede l’entomofagia come una delle fonti proteiche alternative (Novel Food) che giocano un ruolo potenziale e importante nel quadro di un sistema alimentare più sano e sostenibile. Così, il documento – pur privilegiando legumi, noci e semi – si scatena ribadendo i benefici noti dell’entomofagia per sostenere la transizione verso la Planetary Health Diet con argomentazioni del tipo che gli insetti mostrano un’alta efficienza di conversione nutrizionale rispetto al bestiame tradizionale poiché hanno bisogno di meno mangime per produrre la stessa quantità di proteine – e qua dovrebbero partire i fuochi d’artificio per la boutade dell’anno -. Inoltre, gli insetti richiedono molta meno acqua e suolo. La loro produzione genera anche meno emissioni di gas serra, in particolare metano, prodotto, invece, in grande quantità dai ruminanti. D’altronde, le volpi sono astute, le gazze sono ladre, perché le mucche non possono essere scorreggione?

Ma non è finita qui, perché anche sotto il profilo nutrizionale il report lancia fuochi d’artificio ancora più pirotecnici. Molte specie di insetti (come grilli e larve della farina) – ci fa sapere – sono una fonte proteica completa di alta qualità, ricca di amminoacidi essenziali, vitamine (es. B12, ferro) e grassi sani. Questo li rende un’opzione nutrizionale robusta per compensare la raccomandata riduzione del consumo di carne rossa. In sostanza, per questi geni del nutrizionismo, al fine di evitare i peti di vacca, dei quali non ce n’è mai calato alcunché, noi dovremmo evitare di inserirle nel nostro menù ma dovremmo compensare i nutrienti che non assimileremmo consumando insetti che dovremmo allevare in ambienti controllati poiché non notissimi per essere campioni di igiene. E alcuni, non sappiamo se quelli presi in considerazione dalla Commissione lo facciano o meno, pascono nelle loro deiezioni.

Cionondimeno, la meraviglia del documento non sta tanto nel contenuto quanto nel modello proposto, perché l’integrazione degli insetti non è un obbligo, ma una leva strategica per colmare il divario proteico, altrimenti detto carenza di nutrienti.

Nonostante tutti queste “buone” proposte, persistono in talune popolazioni – quelle economicamente più evolute, sottolineiamo – barriere culturali e psicologiche poiché l’entomofagia è tradizionalmente assente e il disgusto e la riluttanza all’idea di consumare insetti interi o derivati rimangono l’ostacolo più grande. Il superamento di questo pregiudizio è considerato dalla Commissione una sfida culturale che richiede sforzi di marketing e accettazione. Ovvero, propaganda e manipolazione mentale. Aaaaltri fuochi d’artificio!

Badate, il report, scritto da chi ci tiene alla plebaglia mangiona, sottintende la necessità di garantire che l’allevamento di insetti avvenga in condizioni igienico-sanitarie controllate e sicure, in linea con le regolamentazioni sui Novel Food (come quelle dell’Unione Europea) per mitigare i rischi legati a contaminanti, pesticidi o potenziali allergeni (specialmente per chi è allergico a crostacei e molluschi). Ah, menomale; tuttavia, ancora il problema delle deiezioni pare non essere pervenuto a questi geni…

In sintesi, il report EAT-Lancet 2.0 promuove gli insetti come una soluzione ecologica e nutrizionale promettente per la diversificazione proteica. Non li impone, ma li posiziona come una delle opzioni chiave per attuare la “Grande Trasformazione Alimentare” in modo sostenibile, sottolineando però che la loro diffusione dipenderà dalla volontà dei consumatori e dal superamento degli ostacoli culturali e normativi.

Ed ora, che partano gli applausi!

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