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Oggi si sente parlare tantissimo di controllo mentale; ebbene l’evoluzione della ricerca sul controllo mentale umano nel XX e XXI secolo rappresenta una delle pagine piĂą oscure e controverse della storia scientifica e militare. Nata nei laboratori dei regimi totalitari, questa branca della sperimentazione è stata rapidamente assimilata e ampliata dalle democrazie occidentali durante la Guerra Fredda, per poi evolversi oggi nelle moderne neurotecnologie.
Se volessimo dividere questa evoluzione in tappe storiche, potremmo individuare nelle seguenti quelle principali:
- Le radici naziste
Il medico delle SS Kurt Plötner condusse esperimenti pionieristici sull’alterazione della psiche umana con l’obiettivo di trovare una “droga della verità ” efficace per interrogare spie e prigionieri, e testare metodi di eliminazione della volontĂ individuale.
Per perseguire il proprio scopo, Plötner utilizzò principalmente la mescalina (un alcaloide allucinogeno estratto dal cactus peyote): sperimentò la sostanza a insaputa dei prigionieri dei campi di concentramento, combinandola con tecniche di suggestione per abbattere le loro difese psicologiche e indurli a rivelare segreti. Neanche a dirlo, molti dei dati raccolti da Plötner e dai suoi colleghi non andarono perduti con la fine della seconda guerra mondiale, quando l’intelligence statunitense avviò l’operazione cosiddetta Paperclip, arruolando scienziati nazisti (incluso lo stesso Plötner, che fu protetto e continuò a lavorare sotto falsa identitĂ ) per trasferire queste conoscenze negli Stati Uniti.
- Il Project CHATTER (1947–1953)
Da lì in poi, per il timore dichiarato che l’Unione Sovietica avesse sviluppato tecniche avanzate di lavaggio del cervello, le forze armate statunitensi diedero il via a progetti strutturati; il primo fu il Project CHATTER, avviato dalla Marina (US Navy) nel 1947.
Anche in questo caso, la ricerca si focalizzava sull’identificazione di agenti chimici utilizzabili durante gli interrogatori o nelle operazioni di spionaggio. A tal fine, vennero testati intensamente l’anestetico scopolamina, la mescalina (ereditĂ diretta degli studi nazisti), la marijuana e vari barbiturici. Gli esperimenti venivano condotti sia su animali sia su soggetti umani (spesso soldati o pazienti ospedalieri, frequentemente senza un reale consenso informato). Il progetto venne formalmente chiuso nel 1953, non perchĂ© la ricerca fosse terminata, ma perchĂ© la CIA decise di accentrare e potenziare queste attivitĂ .
- Il progetto MK-Ultra (1953–1973)
E qui entrò in scena il più famoso dei progetti rivolti all’avvilimento psichico. Autorizzato dal direttore della CIA Allen Dulles e coordinato dal chimico Sidney Gottlieb, il progetto MK-Ultra rappresenta il programma di controllo mentale più vasto, ramificato e illegale della storia americana.
In realtĂ , MK-Ultra (nel quale M indica mental e K indica Kontrol, come omaggio alle origini naziste degli studi) non era un singolo esperimento, ma un “progetto ombrello” che comprendeva oltre 149 sottoprogetti, finanziati segretamente attraverso universitĂ , ospedali, prigioni e istituti di ricerca. I progetti prevedevano la somministrazione di massa di LSD a soggetti ignari (prostitute, tossicodipendenti, malati di mente, ma anche agenti della stessa CIA come nel caso del biochimico Frank Olson, morto in circostanze misteriose dopo essere stato drogato). Alle sostanze veniva combinato di isolamento prolungato, elettroshock a intensitĂ oltre la norma (come nei brutali esperimenti del dottor Ewen Cameron al Allan Memorial Institute in Canada) e coma indotti chimicamente per “azzerare” la personalitĂ del paziente e “riscriverla”, procedura nota come psychic driving. In ultimo, si fecero tentativi di creare soggetti ipnoticamente condizionati capaci di compiere azioni – anche violente – senza memoria conscia. Il progetto fu interrotto nel 1973 e l’allora direttore della CIA Richard Helms ordinò la distruzione di gran parte dei file, ma nel 1975 le commissioni d’inchiesta del Congresso (Commissione Rockefeller e Comitato Church) portarono alla luce le atrocitĂ commesse, basandosi sui pochi documenti finanziari sopravvissuti.
- L’evoluzione moderna
Nel XXI secolo, il concetto di controllo mentale ha abbandonato le sostanze psichedeliche grezze e le torture fisiche per abbracciare le neuroscienze, la bioingegneria e la cibernetica. La ricerca odierna è prevalentemente finanziata da agenzie governative per la difesa (come la DARPA negli USA) e da colossi privati della tecnologia.
Ecco, di seguito, i progetti principalmente noti:
- DARPA – Programma Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N3) – Questo progetto mira a sviluppare sistemi di interfaccia cervello-computer bidirezionali e non invasivi (o minimamente invasivi), con l’obiettivo militare di permettere ai soldati di controllare droni o sistemi di difesa direttamente con il pensiero, ma anche di “scrivere” informazioni tattiche direttamente nel cervello del soldato;
- BRAIN Initiative (Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies) – Lanciata a livello governativo negli USA, mappa l’attivitĂ di ogni singolo neurone per comprendere come il cervello genera i comportamenti. Sebbene la finalitĂ dichiarata sia medica (curare Alzheimer, Parkinson, PTSD), le implicazioni sul controllo del comportamento e sulla modulazione neuronale sono evidenti;
- Optogenetica – Una tecnica biologica che utilizza la luce per controllare i neuroni in tessuti viventi, geneticamente modificati per esprimere canali ionici fotosensibili. Negli esperimenti sui topi, gli scienziati sono giĂ riusciti a impiantare falsi ricordi, attivare o spegnere comportamenti aggressivi e controllare i movimenti a distanza;
- Interfacce Cervello-Computer commerciali e militari – Aziende come Neuralink (ma anche Synchron o Blackrock Neurotech) stanno sviluppando impianti cerebrali. Se da un lato offrono speranze riabilitative straordinarie per i paralizzati, dall’altro aprono il dibattito sulla neuro-privacy e sul potenziale hackeraggio o condizionamento della volontĂ umana tramite impulsi digitali esterni.
Già dagli esperimenti più noti ci rendiamo conto di quanto l’interesse per il controllo delle nostre menti sia tutt’altro che faccenda accantonata; anzi, se questo è quello che ci è reso noto, non possiamo nemmeno lontanamente immaginare quali siano le attuali applicazioni sul campo dei possibili risultati…















