🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’30” con la voci di Emma e Florian)
C.R. è un insegnante di arti marziali del centro Italia con cinquant’anni di esperienza. L’ho incontrato casualmente qualche giorno fa e il modo nel quale descriveva il suo quotidiano lavorativo mi ha subito incuriosito. Ha sempre insegnato sia ad adulti che a bambini e, a proposito dei bambini, ha accettato di raccontarmi la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.
Innanzitutto, quanti anni hanno i bambini ai quali insegni?
Insegno a bambini e ragazzi di tutte le età.
Prima mi raccontavi che, nel tempo, hai avuto modo di fare un’osservazione. Cos’hai notato?
Nel tempo, mi sono reso conto che conoscenze che fino ad una decina di anni fa davamo per scontate in bambini tra i 4 e i 6 anni d’età oggi non lo sono più. Ora, forse generalizzare quest’osservazione è un po’ troppo ma, certamente, la percentuale di piccoli con queste carenze che mi sta capitando tra gli iscritti è decisamente in aumento.
A che competenze ti riferisci specificamente?
Quella che maggiormente salta agli occhi è la distinzione tra la destra e la sinistra. I bimbi di questa fascia d’età manifestano una grande difficoltà ad acquisire stabilmente la differenza; non hanno consapevolezza dello spazio e del loro corpo. In passato non sarebbe accaduto. Anche chiedere di fare un passo avanti spesso non trova risposta nei bambini. Avanti e indietro non sono concetti già acquisiti. Così come i comandi “muovi la gamba” o “muovi il braccio” hanno come risposta uno scoordinamento.
Da cosa pensi dipenda?
I bambini di oggi sono poco abituati a giocare all’aria aperta, non sono abituati a correre e, in generale, sono poco abituati a fare giochi che richiedano movimento. I giocattoli stessi li inducono a questa sedentarietà, a questa dipendenza dallo spazio chiuso e dal divano. Sono giocattoli poco stimolanti, magari si tratta di giocare con pupazzi o personaggi per i quali il bambino non deve utilizzare competenze spaziali o di coordinamento.
Pensi che oggi si vada troppo di fretta per rendersi conto di questo?
Penso che i bambini di oggi siano meno fortunati dei bambini di ieri che venivano stimolati a fare comunella e a giocare fuori casa. Oggi, spesso, il gioco è individuale e i genitori stessi non si rendono conto di quali conseguenze abbia sui loro figli questo fatto. Sono loro per primi a non avere consapevolezza che ai loro figli manca la capacità di coordinare i propri corpi nello spazio. Così capita che quelle competenze vengano posticipate e demandate alla scuola o agli istruttori.
Ritieni che questo posticipare possa essere dannoso?
È una domanda impegnativa e l’unica cosa che ti posso dire con certezza è che, rispetto al passato, s’impiega più tempo in attività che potremmo definire più noiose o meno attraenti per i nuovi iscritti. Poi, se vuoi il mio parere personale, quelle conoscenze sarebbe importante averle acquisite prima dei 4 anni perché, ad esempio, insegni ai tuoi figli prima dei 4 anni come si attraversa una strada, anche se li stai tenendo per mano.
Ti senti di lanciare un messaggio o di dare un consiglio ai genitori?
No, non sono bravo in queste cose. Però posso fare una battuta che racchiude in sé la verità: se non volete che il piccolo vi dica che si è annoiato alla lezione del maestro, allora abbiate cura di creare le condizioni che gli consentano di acquisire la consapevolezza del proprio corpo e dello spazio nel quale si trova e noi avremo più tempo per farlo divertire.
[Naturalmente, il punto di vista del nostro intervistato è uno dei tanti possibili. Perciò, se avete esperienze diverse raccontatecele.]














