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Biohacking tra letteratura e criticità

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 4’32” con la voce di Emma)

Se vi dicessimo in ordine sparso i seguenti nomi a cosa pensereste? Bryan Johnson, Ben Greenfield, Dave Asprey… Forse a tanti tra voi non rimanderebbero proprio a nulla, ma ai più interessati alle follie transumane richiamerebbero certamente personaggi al limite di quella che senza star lì a filosofeggiare troppo potremmo definire normalità e tutti concentrati su obiettivi di giovinezza estrema e indefinita longevità. Infatti i loro nomi sono legati al biohacking.

L’idea di “hackerare” il corpo umano non è nata con i microchip sottocutanei: affonda le sue radici in una curiosità antica e, spesso, inquietante e il biohacking non è più solo una sottocultura da seminterrati della Silicon Valley; piuttosto è diventato un movimento globale che sfida i confini tra biologia e tecnologia. Ma cos’è, in termini semplici, il biohacking?

Si tratta della pratica di utilizzare la scienza, la tecnologia e l’auto-sperimentazione per ottimizzare le prestazioni fisiche e cognitive. Si divide generalmente in tre correnti principali:

  • nutrigenomica, ovvero l’uso della dieta e degli integratori per influenzare l’espressione genica;
  • grinders, nota come la fazione più estrema che impianta dispositivi tecnologici (LED, magneti, chip NFC) nel proprio corpo al fine di acquisire “nuovi sensi”;
  • biologia fai-da-te attraverso la quale scienziati amatoriali conducono esperimenti genetici fuori dai laboratori accademici tradizionali, spesso utilizzando la tecnologia CRISPR.

Ed ora che l’abbiamo fatta semplice, o quasi, siete curiosi di conoscere gli antecedenti letterari di questa transumana prospettiva di “miglioramento” ad oltranza?

Bene, di seguito vi proponiamo una carrellata di opere che si sono focalizzate su quella che potremmo definire come l’ossessione umana per il superamento dei limiti biologici, il sogno – ma anche l’Incubo – del potenziamento, il cosiddetto enhancement.

  1. Frankenstein di Mary Shelley (1818)
    Il primo vero “biohacker” della letteratura è Victor Frankenstein che, utilizzando galvanismo e scarti anatomici, tenta di sconfiggere la morte. Il romanzo serve da monito eterno: cosa succede quando la nostra ambizione tecnologica supera la nostra capacità etica di controllarla?
  2. L’Isola del Dottor Moreau di H.G. Wells (1896)
    Wells anticipa l’ingegneria genetica e la chirurgia estrema. Il dottor Moreau cerca di “umanizzare” gli animali tramite la vivisezione e il condizionamento ipnotico, sollevando domande sulla stabilità della natura e sul dolore come strumento di trasformazione.
  3. Il Mondo nuovo di Aldous Huxley (1932)
    Qui il biohacking è sistemico e statale. Gli esseri umani vengono “hackerati” fin dal concepimento tramite manipolazione chimica e condizionamento per adattarsi a ruoli sociali predefiniti. Si tratta della visione di un’ottimizzazione forzata che sacrifica la libertà individuale.
  4. Neuromante di William Gibson (1984)
    L’opera, capostipite del cyberpunk, introduce l’idea di “innesti”, droghe sintetiche che potenziano i riflessi e interfacce neurali dirette. Qui il corpo è visto come “carne”, un limite da superare attraverso la fusione con la macchina.

Dopo questo breve elenco fantascientifico balziamo nuovamente nella realtà. Il biohacking oggi promette longevità e super-intelligenza, ma porta con sé serie criticità:

  1. l’auto-sperimentazione può causare danni irreversibili sulla salute;
  2. se il potenziamento biologico diventa un bene di lusso, rischiamo di creare una divergenza genetica tra ricchi e poveri;
  3. se modifichiamo costantemente il nostro hardware biologico, cosa resta dell'”umano”?

La questione più preoccupante di tutte è, però, che l’essere umano non sta più aspettando che la cosiddetta darwiniana selezione naturale faccia il suo corso; piuttosto sembra aver preso in mano il mouse per iniziare a riscrivere il proprio codice. In questo senso, stiamo assistendo alla sottrazione del divino e della spiritualità dall’esistenza umana per fare posto al superomismo e all’ibridazione, l’unica forma di vitalità che potrebbe dare l’illusione all’uomo di trasmutarsi in dio.

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