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Bettino Craxi: l’eroe socialista della sovranità nazionale

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Se dovessi tracciare il profilo del mio ideale politico, pur definendomi un sovranista sardo convinto, lo cercherei in un grande socialista italiano, e quel nome è inequivocabilmente Bettino Craxi.

Non cercherei maestri nel riformismo più moderato di Morandi o Nenni, né nell’epos popolare di Pertini. La mia bussola punta a Bettino Craxi, l’uomo che, nel suo periodo di massima potenza, incarnò la sovranità nazionale con una fermezza e un coraggio oggi impensabili, dimostrando che l’interesse della Nazione viene prima di ogni alleanza.

Il Sovranista con il Garofano
​Il punto di non ritorno, la prova lampante del suo immenso coraggio politico, fu la crisi di Sigonella nell’ottobre 1985. In quel frangente drammatico, Craxi non esitò a schierare i Carabinieri contro i Marines americani sulla pista della base NATO, rivendicando con determinazione che gli atti commessi sulla nave italiana Achille Lauro ricadevano sotto la giurisdizione italiana. Non si trattò di un gesto antiamericano, ma di una solenne e ineludibile riaffermazione del principio di sovranità dello Stato italiano sul proprio territorio e sui propri mezzi. Era un uomo con una volontà ferrea, che solo Silvio Berlusconi, con la sua analoga capacità di sfidare l’establishment, ha saputo eguagliare in tempi più recenti.
​La sua è una storia da incorniciare per chiunque creda nella forza e nell’autonomia dell’Italia sulla scena internazionale.

Il martirio ad Hammamet e la malagiustizia
​Purtroppo, la sua traiettoria politica fu spezzata. La mia stima per Craxi è indissolubilmente legata alla sua fine: l’esilio in Tunisia e la sua morte, percepita come il martirio per mano di una malagiustizia vendicativa e politicizzata. Non posso accettare l’idea che un leader di tale caratura sia stato costretto a morire lontano dalla sua patria, per colpa di un sistema dove i giudici corrotti giudicano se stessi e poi assolvono.
​Il lungo dibattito politico che, dopo anni, sta finalmente portando alla potenziale separazione delle carriere non è che la tardiva ammissione che il sistema giudiziario italiano, nel periodo di Craxi e non solo, ha rappresentato un pericolo per la politica e per la democrazia. Craxi fu la prima, grande vittima di questo scontro.

Il paradosso sardo: socialismo e identità
​Da sardo, guardo con ammirazione alla tradizione socialista della mia terra. La Sardegna, e in particolare Nuoro, ha prodotto grandi socialisti. Tuttavia, non posso fare a meno di notare un paradosso: l’assenza di una sintesi potente tra quel valore politico socialista e un marcato sovranismo sardo autonomo.
​A differenza del sovranismo nazionale incarnato da Craxi, in Sardegna le grandi figure socialiste non sempre hanno saputo o voluto portare avanti con la stessa decisione e determinazione l’istanza sovranista per la nostra Isola. Il mio sogno politico resta quello di vedere l’unione di quella forza socialista, volta alla giustizia sociale, con la rivendicazione irrinunciabile della nostra piena sovranità identitaria e territoriale.
​Il modello è Craxi: socialista nella visione di un Paese più giusto, ma sovranista nell’agire per la difesa incondizionata della Nazione italiana e di quella sarda.

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