🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 5’06” con la voce di Emma)
È esperienza abbastanza comune e, ahinoi, ormai consolidata osservare la progressiva frammentazione dei legami familiari. Del fenomeno non esiste un’unica causa, piuttosto un intreccio di profonde trasformazioni strutturali ed evoluzioni culturali delle quali le strutture di potere e i governi, in modo diretto o indiretto, hanno tratto un vantaggio o un maggiore controllo.
Vediamo, dunque e senza esprimere giudizi parcellizzati, di analizzare le spinte che hanno reso possibile la transizione dalla famiglia cosiddetta patriarcale allargata alla famiglia nucleare, fino alla recente atomizzazione dell’individuo.
- L’evoluzione economica e l’urbanizzazione – Con la rivoluzione industriale prima e l’economia dei servizi poi, il lavoro si è spostato dalla terra (che richiedeva una cooperazione familiare allargata) alle fabbriche e agli uffici. Pertanto, gli individui hanno dovuto muoversi singolarmente per inseguire il lavoro, spezzando i legami con le reti di parentela.
- L’iper-individualismo e il consumismo – La cultura contemporanea mette al centro la realizzazione del sé, l’autonomia finanziaria e il successo personale. Il mercato trae immenso profitto dal singolo consumatore rispetto al nucleo familiare che condivide beni e risorse.
- L’emancipazione e il mutamento dei ruoli – L’ingresso di massa delle donne nel mondo del lavoro (sacrosanto per l’indipendenza economica e i diritti civili) ha inevitabilmente ridefinito i vecchi equilibri domestici. In assenza di adeguate politiche di supporto, questo ha spesso aumentato lo stress nei nuclei familiari, portando a una maggiore fragilità delle unioni.
- La secolarizzazione – Il declino dell’influenza religiosa e dei dogmi tradizionali ha rimosso lo stigma sociale legato al divorzio, alla separazione e alla scelta di vivere da soli o in modelli familiari non convenzionali.
Bene, se queste sono le cause, in che modo i governi e gli Stati ne traggono giovamento?
Per rispondere, partiamo dalla seguente osservazione: i governi e gli apparati statali non hanno necessariamente “complottato” per distruggere la famiglia, ma l’indebolimento dei legami familiari tradizionali ha storicamente aperto le porte a un aumento del potere centralizzato e a vantaggi di natura fiscale ed economica. Vediamoli assieme:
- Sostituzione dell’autorità: lo Stato come “nuovo genitore”
In passato, la famiglia era la prima rete di sicurezza; essa si occupava dei malati, degli anziani, dell’educazione dei figli e del mutuo soccorso in caso di povertà. Ma, quando la famiglia si disunisce, queste funzioni passano allo Stato. Se da un lato questo crea il welfare state (assistenza sanitaria, pensioni, asili), dall’altro rende il cittadino totalmente dipendente dalle istituzioni pubbliche. In pratica, più l’individuo è isolato, più ha bisogno dello Stato per sopravvivere, aumentando il controllo sociale di quest’ultimo. - Vantaggi economici e fiscali: moltiplicazione dei consumi e delle tasse
Una famiglia di quattro persone che si divide in due o tre nuclei diversi ha bisogno di più case, più elettrodomestici, più utenze (luce, gas, internet) e paga più tasse individuali. Per l’economia di mercato e per il fisco statale, l’atomizzazione della società genera un aumento del PIL e delle entrate fiscali.
- Maggiore disponibilità e mobilità della forza lavoro
Un individuo single o senza forti vincoli familiari è molto più mobile, propenso a trasferirsi per lavoro, a fare straordinari e a piegarsi alle esigenze del mercato globale. La famiglia “pesante” e radicata è spesso un ostacolo alla flessibilità richiesta dal capitalismo moderno.
- Indebolimento dei corpi intermedi e atomizzazione politica
La sociologia politica (da Alexis de Tocqueville in poi) insegna che i “corpi intermedi” (famiglia, comunità locali, parrocchie) fanno da scudo tra il singolo cittadino e il potere immenso dello Stato. Una società frammentata è composta da individui isolati, più facilmente influenzabili dalla propaganda, dai media e dalle direttive governative. In sostanza, senza una forte rete familiare alle spalle, l’individuo è psicologicamente più fragile e vulnerabile, tendendo a cercare protezione e identità nell’approvazione statale o in surrogati ideologici.
Tirando le somme, è proprio il caso di dirlo, la disunione familiare è il risultato di un modello di sviluppo basato sull’individualismo e sull’efficienza economica. I governi se ne avvantaggiano perché un cittadino atomizzato è un consumatore perfetto, un lavoratore flessibile e un soggetto politico più debole e dipendente dal sussidio e dalle regole dello Stato.














