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Nel 1997, il film Sesso & Potere (Wag the Dog nella versione originale, traducibile come “scodinzolare la coda”) mostrava come uno spin doctor potesse inventare una guerra fittizia in Albania per coprire uno scandalo sessuale presidenziale. Quella che sembrava una satira grottesca è, in realtà, la narrazione fedele di una strategia antica quanto la civiltà: l’uso di armi di distrazione di massa che, in luogo dei proiettili utilizzano immagini e, piuttosto che distruggere edifici, demoliscono l’attenzione pubblica.
Neanche a dirlo, le prime armi di distrazione non erano digitali, ma fisiche e spettacolari. Nella Roma imperiale, per esempio, i satirici come Giovenale stigmatizzavano la tendenza del potere a sedare le masse offrendo grano gratuito e giochi gladiatorii, il famoso panem et circenses.
«Il popolo che un tempo conferiva imperi, fasci, legioni, tutto, ora si limita a desiderare ansiosamente due sole cose: pane e giochi circensi», scriveva appunto Giovenale nelle Satire.
L’obiettivo di questo agire era distogliere i cittadini dalla perdita del loro potere politico e dalla corruzione del Senato.
Non di meno, nelle corti europee del XVII secolo, lo sfarzo estremo e le celebrazioni infinite durante feste barocche servivano a stordire la nobiltà e il popolo, rendendo invisibili i debiti di Stato o le carestie imminenti.
Oggi, gli attori in gioco si sono moltiplicati. Non è più solo il sovrano ad agire esotericamente, o subdolamente se ci piace di più, ma un ecosistema complesso.
Governi e politica, in primis, utilizzano la tecnica del “capro espiatorio” o sollevano questioni morali divisive, le cosiddette “guerre culturali”, per distogliere l’attenzione da riforme economiche impopolari o scandali interni. Non meno ne fanno uso le Corporations e le Big Tech; la cosiddetta “economia dell’attenzione” trasforma le piattaforme digitali in armi di distrazione. Algoritmi studiati per il rilascio di dopamina ci tengono incollati allo schermo mentre i nostri dati vengono estratti. Arriviamo così ai media sensazionalistici progettati per avere un focus ossessivo su notizie di cronaca nera o gossip di scarso rilievo eclissando analisi profonde su geopolitica o crisi economiche.
Il filosofo Noam Chomsky ha inserito la strategia della distrazione come primo punto del suo (spesso citato) decalogo sulla manipolazione mediatica:
«L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche».
Ovviamente, l’obiettivo principale di tali strategie è impedire che la maggioranza della popolazione si concentri sui problemi strutturali, mantenendo lo status quo attraverso la frammentazione dell’attenzione.
Aldous Huxley, in Ritorno al mondo nuovo, fu forse il più profetico di tutti coloro che si sono concentrati su scenari distopici, avvertendo che la libertà sarebbe morta non per la repressione (come in Orwell), ma per l’eccesso di piaceri e distrazioni irrilevanti.
Dunque, la frammentazione dell’attenzione sarebbe già un problema; il fatto, però è che l’uso sistematico di queste “armi” produce effetti profondi sulla psiche collettiva. Ad esempio:
- l’atrofia del pensiero critico – Quando l’indignazione dura lo spazio di un tweet, diventa impossibile analizzare la complessità del dato;
- la polarizzazione – La distrazione spesso passa per il conflitto. Dividere la massa su temi passionali impedisce loro di unirsi su obiettivi comuni;
- l’erosione democratica – Un elettorato distratto è un elettorato che non sorveglia chi governa, lasciando campo libero a derive autoritarie o tecnocratiche.
Ecco, in definitiva, che le armi di distrazioni di massa appaiono invisibili in quanto tali e il controllo che ne deriva ci condiziona al punto che, proprio perché ci permea, non ci fa percepire la gabbia che ci separa dall’indipendenza e dalla genuina libertà.
Fonti
- Giovenale, Satire X.
- Noam Chomsky, La fabbrica del consenso (ed. rivista).
- Aldous Huxley, Ritorno al mondo nuovo (Brave New World Revisited).
- Neil Postman, Divertirsi da morire (Amusing Ourselves to Death).















