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Antonello Cresti: verso una nuova sovranitĂ  contro la tecnocrazia

🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 3’24” con la voce di Ava)

In un’intervista che Marco Lincetto ha fatto ieri ad Antonello Cresti, intitolata Popoli alla riscossa, è stato delineato un percorso di analisi critica per superare l’apatia collettiva che oggi abbiamo sotto gli occhi e recuperare il controllo sul destino nazionale e individuale.

Ecco, di seguito, i pilastri fondamentali emersi dalla loro chiacchierata.

  1. La sovranitĂ  come concetto multidimensionale
    La sovranitĂ  non è un’astrazione, ma una “matrioska” che comprende diversi livelli interconnessi:
  • quello geopolitico, per analizzare e gestire bene il quale è necessario recuperare un’indipendenza nelle decisioni di politica estera, oggi percepita come totalmente delegata ad attori esterni;
  • quello monetario che necessiterebbe del ritorno al controllo della moneta, condizione essenziale per poter attuare una reale politica economica nazionale;
  • quello costituzionale, che significa rimettere al centro l’Articolo 1 della Costituzione, trasformando la sovranitĂ  popolare da concetto formale a sostanziale.
  1. SovranitĂ  nazionale vs sovranitĂ  individuale
    Un punto cruciale, a tal proposito, è il rapporto tra Stato e individuo. Cresti sottolinea la necessitĂ  di tutelare il diritto di scelta della persona, citando come esempio le recenti politiche sanitarie. La sfida per una societĂ  ideale è armonizzare la giustizia sociale (comunitĂ ) con la libertĂ  individuale, evitando sia il collettivismo estremo che l’individualismo sfrenato.
  2. La “nuova” lotta di classe
    Il conflitto sociale è oggi reinterpretato in chiave verticale: non piĂą l’operaio contro il padrone, ma il popolo contro un’élite transnazionale. Questa nuova sintesi popolare dovrebbe unire il ceto precarizzato, la classe media e la piccola-media impresa (90% del tessuto italiano), tutti ugualmente stritolati da una “usura tecnocratica legalizzata”.
  3. Critica allo “scientismo” e al capitalismo green
    Il nostro Segretario Organizzativo Nazionale solleva forti dubbi sulle attuali politiche ambientali e tecnologiche, definite come una forma di religione laica o scientismo. Queste teorie (dalle auto elettriche alle direttive sulle case green) mancano di basi scientifiche reali e sono utilizzate come strumenti di propaganda per imporre nuovi modelli di consumo forzato, nonché per limitare la proprietà privata.
  4. Il tramonto dell’Unione Europea e il Modello Est-Europeo
    L’Unione Europea, descritta come un “grumo di potere” guidato da una tecnocrazia che ha perso il contatto con la realtĂ  e con gli interessi dei popoli, non ha ragion d’essere. Cresti guarda con interesse ai movimenti nati in paesi come l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, che starebbero giĂ  interpretando un “vento” di riscatto sovrano.
  5. La reazione, ovvero “Diventa ciò che sei”
    In conclusione, citando Nietzsche, Cresti esorta il popolo a “diventare ciò che è”, ovvero a realizzare la propria potenza creativa. Il sovranismo popolare non può prescindere dal protagonismo delle masse: senza la disobbedienza civile e la partecipazione attiva, le idee restano semplici parole.

Di qui, l’auspicio che la fine dell’apatia collettiva possa trasformare il malcontento in una concreta alternativa politica, capace di dialogare con i nuovi equilibri geopolitici mondiali (come quelli suggeriti dal ritorno di Trump negli USA) in un’ottica di realpolitik.

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