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Difetti di progettazione

  1. Molti commenti sui risultati delle elezioni israeliane scoprono finalmente che il problema laggiù non si riduce a quella bella personcina di Bibi il Genocida, perché è legato all’orientamento di 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à, pronta a dare lo scettro ad altri politici criminali e razzisti. Diciamo che in molti si accorgono del 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗥𝗲𝗮𝗹𝗲.
  2. L’indagine e il fermo prima, e poi la liberazione del giovane italiano figlio di immigrati marocchini coinvolto nelle manifestazioni suscitate dai disastri economici del Partito del Riarmo, segnano una svolta nel modo di leggere il fermento politico popolare da parte del blocco di potere Crosetto-Meloni. Nelle carte trapelate delle indagini non avevo mai visto una interpretazione 𝗰𝗼𝘀ì 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁à 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝘀ì 𝗰𝗮𝗽𝘇𝗶𝗼𝘀𝗮 dei comportamenti di un agitatore politico, subito benedetta da Crosetto. Perciò risalta in modo sospetto l’intervento a gamba tesa di Meloni contro la decisione sacrosanta di liberare l’attivista. Al difetto di progettazione di una parte della magistratura si aggiunge e conferma quello del 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗼𝗻𝗲 incarnato dall’attuale maggioranza di governo e dalla canea dei suoi giornali clientes, tutti tentati dalla svolta autoritaria.
  3. Tra tutte le interpretazioni del voto brasiliano possiamo sceglierne di raffinate e attente alla densità complessa di quel sistema politico e di quella società. Interpretazioni che rivelano ciascuna una faccia di un prisma. Ma io ne ho una più banale: 𝗕𝗼𝗹𝘀𝗼𝗻𝗮𝗿𝗼 𝗷𝗿. è 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗮𝘃𝗮 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗹𝘂𝘁𝗮. La TV è impietosa con chi non raggiunge la soglia minima della capacità: accadde con il Biden rincitrullito, succede oggi al Bolsonaro già stolto di suo. Naturalmente, quasi metà del Brasile lo ha votato. Ma questo rende ancora più interessante il difetto di progettazione: un sistema politico dinastico può trasmettere un cognome, un patrimonio elettorale e perfino portarti a un passo dalla presidenza. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘃𝗶𝗮 𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮.
  4. Oggi la Commissione europea ha fatto una scoperta sensazionale: 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗮𝘀𝗼𝗹𝗶𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗻𝗲𝗿𝗶𝗲. Peccato che negli ultimi vent’anni nell’UE ne sia stato chiuso circa un quarto. Adesso che i prezzi dei carburanti schizzano e che bisogna alimentare anche le macchine da guerra, il commissario all’Energia Jørgensen annuncia solennemente che occorre aumentare la produzione europea. 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁à 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗮, 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁à 𝗲𝗿𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗮. Nel frattempo si parla di autonomia europea mentre si diventa sempre più vulnerabili agli sconvolgimenti geopolitici e alle decisioni altrui. Non so se sia più comico il cortocircuito fra transizione energetica e riarmo, oppure la pretesa di chiamare tutto questo «autonomia strategica». Comunque è un magnifico difetto di progettazione dell’Unione Europea. L’ennesimo.

Quattro casi diversi, un’unica lezione: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 è 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼, 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗮𝗴𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗮 𝗽𝗼𝗰𝗼. Il guaio è che questi sistemi sono progettati per perpetuarsi, mica per correggersi. Il fatto è che 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗻𝗼 «𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à» 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁à 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲.

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