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Dal 1° gennaio 2026, il panorama fiscale per l’autotrasporto italiano subisce una trasformazione radicale. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, il governo ha completato il tanto discusso riallineamento delle accise tra benzina e gasolio, eliminando progressivamente le agevolazioni per i mezzi considerati più inquinanti.
In questo scenario, la categoria delle cosiddette “targhe gialle” (termine gergale che identifica i mezzi d’opera o i veicoli immatricolati prima di certi standard ecologici) si trova ad affrontare un rincaro netto e senza possibilità di compensazione.
Cosa cambia in pratica?
Fino al 2025, il recupero delle accise è stato un polmone finanziario fondamentale per molte imprese. Tuttavia, la normativa è diventata sempre più restrittiva. A partire dal 1° gennaio 2026, il diritto al rimborso è definitivamente precluso per:
- veicoli Euro 4 o inferiori – Questi mezzi, che includono gran parte del parco macchine più datato, non possono più accedere al beneficio del “gasolio professionale”;
- veicoli sotto le 7,5 tonnellate – Anche se nuovi (Euro 6), i mezzi leggeri utilizzati per la logistica urbana e l’ultimo miglio restano esclusi dal recupero.
Per questi veicoli, l’aumento delle accise non è solo un costo “anticipato” (come per i mezzi pesanti Euro 5 e 6 che poi lo recuperano), ma un costo strutturale e definitivo.
Il riallineamento ha portato a un aumento dell’accisa sul gasolio di circa 4,05 centesimi al litro (più IVA), a fronte di una riduzione speculare sulla benzina. Il risultato è un evento storico per il mercato italiano: il prezzo del diesel alla pompa ha superato stabilmente quello della benzina!
Per le “targhe gialle” e i padroncini con mezzi datati, questo si traduce in un aggravio che può oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro l’anno per singolo automezzo, a seconda della percorrenza.
Pertanto, mentre l’autotrasporto pesante (sopra le 7,5 ton e Euro 5/6) mantiene la “neutralità” fiscale tramite il rimborso trimestrale, le piccole imprese e i proprietari di mezzi meno recenti subiscono un doppio colpo:
- aumento immediato dei costi – Il rincaro si paga subito al distributore;
- impossibilità di recupero – Non esiste più la possibilità di compensare questi aumenti tramite credito d’imposta nel modello F24.
Le associazioni di categoria, come Assotir e Confartigianato Trasporti, hanno sollevato forti critiche, sottolineando come questa misura rischi di mettere fuori mercato le piccole realtà che non hanno la forza finanziaria per rinnovare immediatamente la flotta verso l’elettrico o l’Euro 6.
Cosa accadrà ora?
Il 2026 segna il confine tra il vecchio modello di trasporto basato sul diesel agevolato e un futuro dove i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) vengono eliminati per spingere verso la cosiddetta transizione green. Per chi possiede una “targa gialla”, la scelta è diventata obbligata: investire in nuovi mezzi o affrontare costi di gestione non più sostenibili.
Be’, che dire, la categoria ringrazia per la ponderata svolta dei nostri decisori politici.














