🎧 Ascolta l’articolo ▶️ (durata 1’14” con la voce di Remy)
Mezzo milione di visualizzazioni per una polemica nata da una riga di commento e finita a colpi di invettive social.
Ma dietro lo spettacolo del ring tra l’economista Emiliano Brancaccio e il filosofo Andrea Zhok c’è una faglia profonda, che spacca in due il modo stesso di pensare l’alternativa al sistema attuale.
Da un lato, l’arroccamento sulla competenza tecnica: l’idea che senza capire i flussi di capitali e i trattati europei ogni critica sia impotente (un limite che ha condannato all’impotenza esperienze come Tsipras o i Cinque Stelle). Dall’altro, la difesa del campo culturale e dei legami sociali contro un capitalismo che colonizza l’immaginario e mercifica persino il corpo e la natura umana. Nel mezzo, una parola contesa e logorata: “sovranismo”. Ha senso abbandonarla del tutto alla destra di governo, o è proprio lì che si gioca la partita per ricostruire un controllo democratico contro i poteri tecnocratici?
Nel mio ultimo articolo provo a smontare questa “guerra del termine”, cercando di salvare la densità del dibattito oltre la superficie del dissing. 👇 Leggi l’analisi completa qui: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/05/27/la-guerra-del-termine-brancaccio-zhok-e-il-sovranismo-che-nessuno-vuole-ma-tutti-usano/ .
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